Ascoltare musica può essere doping?

Abbiamo più volte parlato dei benefici che il canto e la musica sono in grado di portare nella nostra vita. Gli studi scientifici si moltiplicano ormai da anni e sono tutti concordi nel concludere che “canta che ti passa” non è solo un detto popolare, ma ha un suo profondo fondamento di verità, anche se in prima battuta può sembrare strano. La maggiore produzione di endorfine in seguito all’ascolto della musica è ormai un dato di fatto. Ed è talmente vero che la musica e il canto portano enormi benefici al nostro corpo e alla nostra esistenza, che in alcune situazioni la musica è stata addirittura vietata perché considerata “doping”, in quanto genera una maggiore resistenza alla fatica da parte del nostro corpo, producendo un effetto stimolante che riduce la fatica e migliora le prestazioni sportive. Se volete approfondire, andate a leggere questo articolo

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Ear training – intervalli di 6a

Gli intervalli di 6a possono essere maggiori (Do-La) o minori (Do-Lab).

Un modo molto semplice per riconoscerli e ricordarli è associarli ad una melodia nota. Molte sono le melodie che iniziano con questo intervallo. Io ve ne propongo 2:

6a minore – Vecchio frac (Do-Lab) nella versione di Domenico Modugno

6a maggiore – My way (La-Fa#) nella versione di Frank Sinatra

Un’altra breve considerazione è che ciascuna di queste coppie di note costituiscono rispettivamente la 5a giusta e la 3a minore della tonalità di Fa minore (Vecchio Frac) e 5a giusta e 3a maggiore della tonalità di Re maggiore.

A me piace cantare “dando i numeri” … ;-))

I Wish I Knew How It Would Feel to Be Free

“I Wish I Knew How It Would Feel to Be Free” (Vorrei sapere come ci si sente ad essere liberi) è una canzone jazz scritta da Billy Taylor. La versione originale di Taylor (conosciuta come “I Wish I Knew”) è stata registrata il 12 novembre 1963 e pubblicata nel suo album “Right Here, Right Now!” l’anno successivo. Il testo celebra il desiderio di libertà e di uguaglianza. Taylor ha detto: “Ho scritto questa canzone, forse la mia composizione più nota, per mia figlia Kim. Questa è una delle mie migliori interpretazioni perché è molto spiritual“.

Vi propongo qui una versione registrata da Taylor nell’album “Music keeps us young” quando aveva la veneranda età di 75 anni!

Una versione molto conosciuta è quella registrata da Nina Simone nel 1967 nel suo album “Silk & Soul”. Successivamente, la canzone è diventata l’inno del movimento per i diritti civili in America negli anni ’60. Anche la Lighthouse Family ne ha fatto una cover nel 2001.

Eunice Kathleen Waymon (21 febbraio 1933-21 aprile 2003), conosciuta professionalmente come Nina Simone, è stata una cantante, compositrice, pianista e attivista per i diritti civili americana. La sua musica abbraccia vari stili tra cui classica, folk, gospel, blues, jazz, R&B e pop.

Sesta di otto figli nati da una famiglia povera a Tryon, nella Carolina del Nord, Nina inizialmente aspirava a diventare pianista da concerto. Con l’aiuto di alcuni sostenitori della sua città natale, si iscrive alla Juilliard School of Music di New York City. Ha quindi concorso per una borsa di studio al Curtis Institute of Music di Filadelfia, dove tuttavia, nonostante un’audizione ben accolta, le è stata negata l’ammissione, cosa che lei ha attribuito al razzismo. Nel 2003, pochi giorni prima della sua morte, l’Istituto le ha conferito la laurea honoris causa (un po’ tardi…).

Per guadagnarsi da vivere, Nina ha iniziato a suonare il piano in un locale di Atlantic City. Ha cambiato il suo nome in “Nina Simone” per nascondersi ai familiari, avendo scelto di suonare “la musica del diavolo” o il cosiddetto “pianoforte da cocktail”. Qui le è stato detto che avrebbe dovuto cantare con il proprio accompagnamento, il che ha effettivamente lanciato la sua carriera di cantante jazz. Ha registrato di seguito più di 40 album tra il 1958 e il 1974, debuttando con “Little Girl Blue”. Ha pubblicato un singolo di grande successo negli Stati Uniti nel 1958 dal titolo “I Loves You, Porgy”. Nel suo stile musicale fondeva gospel e pop con la musica classica, in particolare Johann Sebastian Bach, e accompagnava il suono del pianoforte col suo canto espressivo simile al jazz e la sua voce calda di contralto.

La consapevolezza di Simone sui temi razziali e sociali è stata stimolata dalla sua amicizia con la drammaturga nera Lorraine Hansberry. Simone ha affermato che durante le sue conversazioni con Hansberry “non abbiamo mai parlato di uomini o vestiti. Erano sempre Marx, Lenin e la rivoluzione – vere chiacchiere da ragazze”. L’influenza di Hansberry ha piantato il seme per il provocatorio attivismo sociale che è diventato ricorrente nel repertorio di Simone. Uno dei brani più promettenti di Nina, “To Be Young, Gifted and Black”, diventato subito un inno per gli attivisti, è stato scritto in collaborazione con Weldon Irvine ed è anche un’opera teatrale tratta dall’autobiografia della drammaturga, uscita pochi anni dopo la sua morte, acquisendo il titolo di una delle opere inedite di Hansberry. Gli ambienti sociali frequentati da Simone includevano importanti attivisti neri come James Baldwin, Stokely Carmichael e Langston Hughes: i testi della sua canzone “Backlash Blues” sono stati scritti da Hughes.

L’impegno sociale di Simone non si limitava al movimento per i diritti civili; la canzone “Four Women” tratta degli standard europei dell’aspetto, imposti alle donne di colore in America: nella canzone esplora il dilemma interiore che si sperimenta tra quattro donne di colore con tonalità della pelle che vanno dal più chiaro al decisamente scuro, alla ricerca di un loro stile e di una loro identità. Nella sua autobiografia “I Put a Spell on You” Nina spiega che lo scopo della canzone era quello di ispirare le donne di colore a definire la bellezza e l’identità per se stesse senza l’influenza delle imposizioni della società: da notare che solo recentemente le case produttrici di cosmetici hanno lanciato prodotti adatti in modo specifico alle donne di colore. Per la sua determinazione, per le sue idee femministe e rivoluzionarie, per lo stile nel portare la sua iconica pettinatura afro che valorizzava la corona di capelli crespi invece di lisciarli, come facevano tante sue contemporanee per uniformarsi allo stile in voga presso le bianche, è stata un idolo ed un esempio per la generazione delle ragazze del ’68, nere o bianche che fossero.

Nel nominare Simone la 29a più grande cantante di tutti i tempi, Rolling Stone ha scritto che “la sua voce color miele e leggermente adenoidea è una delle più toccanti del movimento per i diritti civili”, prendendo atto della sua capacità di “nobilitare il blues da bar, cantando il cabaret con voce da crooner ed esplorando il jazz, a volte tutto in un unico disco.”

Avendo vissuto a Nijmegen, Paesi Bassi,  tra il 1988 e il 1990, nel 2002 la città le ha intitolato una strada, come “Nina Simone Street”. Il 29 agosto 2005, la stessa città di Nijmegen, la sala da concerto De Vereeniging, e più di 50 artisti (tra cui Frank Boeijen, Rood Adeo e Fay Claassen) hanno onorato Nina Simone con il concerto tributo Greetings from Nijmegen. In questa città si tiene da qualche anno l’Improvisation Festival, dedicato all’improvvisazione vocale.

Patrizia Rossi

Ear training – intervalli di 4a e 5a

Oggi parliamo brevemente degli intervalli di 4a e di 5a.

Do – Fa 4a giusta

Do – Sol 5a giusta


A differenza degli intervalli di 2a, 3a, 6a e 7a non vengono definiti “maggiori” o “minori”, ma “giusti” … e nel caso venga tolto o aggiunto un semitono si definiscono “diminuiti” oppure “eccedenti”.
Esempio:

Do – Fa# 4a eccedente

Do – Solb 5a diminuita

Sì lo so, dal punto di vista sonoro questi due intervalli rapresentano gli stessi due suoni… vale a dire che se io suono o canto un Do-Fa# e poi un Do-Solb, chi ascolta non sente alcuna differenza, ma la nomenclatura è diversa a seconda che si voglia chiamare l’intervallo Do-Fa (tipicamente di 4a) o Do-Sol (tipicamente di 5a).

Questi intervalli sono particolarmente difficili da riconoscere non tanto quando vengono suonati sequenzialmente, ma piuttosto quando vengono suonati insieme, cioè creando quello che si dice un bicordo.
Il motivo è molto semplice: la 4a del Do è il Fa, ma il Do è la 5a del Fa, così come la 5a del Sol è il Re, ma il Sol è la 4a del Re… Suonando queste coppie di note insieme, a causa della serie degli armonici che costituiscono ciascun suono, diventa particolarmente ostico capire qual è il suono più grave, da cui partire a contare l’ampiezza dell’intervallo. Anche lo strumento usato (timbro) per suonare queste due note, può rendere il riconoscimetno di questi intervalli più semplice o complicato. Provare per credere.


Ricordatevi che pensare e immaginare i suoni è un esercizio formidabile!
Noi siamo in grado di cantare bene solo le note che riusciamo a pensare (senza necessariamente emetterle).

Buono studio

P.S. Mandatemi le vostre eventuali domande a contact@demovoxlab.com

Isn’t she lovely?

Stevie Wonder, nome d’arte di Stevland Hardaway Morris, nato Stevland Hardaway Judkins (Saginaw, 13 maggio 1950), è un cantautore, compositore e produttore discografico statunitense. Figlio d’arte, è il terzo dei cinque figli della autrice e cantante soul Lula Mae Hardaway e di Calvin Judkins. Non vedente dalla nascita a causa di una retinopatia dovuta a difficoltà durante il parto prematuro e peggiorata da un’eccessiva quantità di ossigeno nell’incubatrice, prese il nome di Steveland Morris quando la madre si separò dal marito e, portando con sé i figli, assunse legalmente questo cognome.

Bambino prodigio (si avvicinò a tre anni alla musica e a quattro suonava già il piano), è un polistrumentista (suona basso, tastiere, batteria, percussioni e armonica a bocca). Ha fatto la storia della classifica Billboard come l’artista più giovane che ne abbia mai raggiunto la vetta, posizione conquistata a soli 13 anni, e come il primo artista ad avere avuto una hit contemporaneamente nelle classifiche di musica pop e di R&B. Stevie Wonder ha vinto centinaia di premi tra cui 25 Grammy Awards, e ha venduto 100 milioni di dischi in tutto il mondo.

Ha collaborato e duettato con numerosi artisti. Nel 1982 duettò con Paul McCartney nel famoso brano sull’integrazione razziale Ebony and Ivory (ebano e avorio). Nel 1985, l’armonica che si sente nei momenti strumentali della canzone degli Eurythmics There Must Be an Angel (Playing with My Heart) è suonata da Stevie Wonder. Nel 1987 collaborò con Michael Jackson, duettando con lui nel brano Just Good Friends, quinta traccia dell’album Bad. Lo stesso Jackson ha contraccambiato, duettando con Wonder nel brano Get It, contenuto nel suo album Characters, sempre nello stesso anno. Ha duettato con Whitney Houston nel brano We Didn’t Know. Nel 1995 ha duettato con Frank Sinatra e nel 1998 con Luciano Pavarotti durante uno dei tanti concerti a scopo benefico Pavarotti & Friends.

Grande attivista e leader dei diritti civili, impegnato a favore dei non vedenti, giocò un ruolo fondamentale nel rendere festa nazionale il compleanno di Martin Luther King Jr. Nel 1985 partecipò a USA for Africa, unendosi, tra gli altri, ad artisti come Michael Jackson e Lionel Richie, autori di We Are the World; gli incassi derivati dalla vendita del singolo furono devoluti in beneficenza per la lotta contro la fame nell’Africa Orientale. Nel 2009 è stato nominato “messaggero di pace” dalle Nazioni Unite. Nel 2014 il presidente Barack Obama gli ha conferito la Presidential Medal of Freedom, la più alta onorificenza civile statunitense, e nel 2016 la città di Detroit ha intitolato una via a suo nome.

Icona del Motown sound, dal nome della casa discografica, che a sua volta richiama Detroit (Motor Town), nonché responsabile per aver allontanato il soul dalla sua componente blues, è considerato uno dei musicisti più innovativi e influenti di tutti i tempi e tra i più famosi artisti pop del XX secolo. Fondamentale, in particolare, il suo contributo all’evoluzione del soul e del R&B, grazie alle prolifiche contaminazioni con pop, jazz, funk e reggae. Dotato di raro e precoce talento, rinnovò in modo profondo il linguaggio della black music usando i synth per creare intrecci contrappuntistici e melodici come se si trattasse di archi o fiati. Questi, insieme alla sovraincisione della sua stessa voce al fine di creare multiple voci soliste, sono solo alcune delle innovazioni stilistiche ascrivibili a Stevie Wonder, diventate oggetto di culto e studio. Oltre a essere un musicista dal genio compositivo, Wonder è anche un prodigioso vocalista, voce dell’artista capace di spaziare da tonalità calde e avvolgenti ad acrobazie aspre e pungenti. Inoltre è un ottimo pianista ed eccelle come virtuoso assoluto di armonica a bocca.

Durante gli anni sessanta, periodo in cui già militava per la Motown, la sua musica era frenetica e grintosa ma si è sempre più incentrata verso il formato della ballata, come confermeranno anche le uscite successive. Dal 1971, anno in cui iniziò a godere di maggiore libertà espressiva da parte della casa discografica di riferimento, Stevie Wonder rese il suo stile più esotico e lo arricchì con le tastiere elettroniche. Segno di questa maturazione vi sono dapprima Music of My Mind (1972), che conferma per la prima volta le ambizioni dell’artista e introduce i sintetizzatori, poi le uscite successive quali Talking Book (1972) e Innervisions (1973), lo hanno coronato “re della black music”. Songs in the Key of Life (1976) è citato fra i suoi capolavori.

A questa raccolta appartiene appunto Isn’t She Lovely? dove Wonder celebra la nascita di sua figlia Aisha Morris. La canzone, è considerata un esempio di contaminazione di elementi jazz ed elementi pop e inizia con il primo pianto di un bambino registrato durante un parto vero e proprio. Una registrazione di Wonder che fa il bagno ad Aisha da bambina più grande viene anche inserita nella sezione finale della canzone, mescolata con l’esteso assolo di armonica cromatica di Wonder. Tutti gli strumenti ascoltati nella canzone sono suonati da Wonder, ad eccezione di alcune parti di tastiera suonate da Greg Phillinganes. Durante il processo di registrazione, il bassista Nathan Watts ha stabilito una linea di basso per fungere da traccia guida per Wonder, ma Wonder alla fine l’ha sostituita con la sua performance di basso alla tastiera.

La canzone dura più di sei minuti, per questo non è stata pubblicata come singolo, poiché Wonder non era disposto ad abbreviarla per adattarla al formato da 7 pollici a 45 giri. Anche senza una pubblicazione come singolo, ha avuto tuttavia un così grande successo che ha raggiunto il numero 23 della classifica Adult Contemporary nel gennaio 1977. Da allora, è diventata uno standard jazz e pop, interpretato da molti artisti, tra l’altro esiste una versione a cappella del gruppo The Idea of North per l’album Evidence. Frank Sinatra ne registrò una sua versione nel 1979. Wonder stesso ne ha eseguito una versione particolare dal vivo per la regina Elisabetta II al suo concerto per il giubileo di diamante il 4 giugno 2012, adattandone i testi per riferirsi proprio alla regina.

E’ interessante notare come Wonder, non vedente, abbia imparato a comunicare con il suono: è il pianto tenero e dolcissimo della bambina appena nata, da lui magistralmente inserito nella canzone, che gli fa dire che è lovely, (carina, con in più in inglese la radice love di amare) anche se lui non è in grado di vederla.

Patrizia Rossi

copertina dell’album

Route 66

Route 66

La Route 66 è una delle più famose icone americane: basta vedere uno dei suoi mitici segnali stradali per essere immediatamente trasportati in un viaggio on the road, a bordo di una Cadillac scoperta anni ’50, su un rettilineo senza fine che attraversa uno dei tanti paesaggi desertici dell’ovest americano.

La United States Route 66 fu una delle prime highway federali statunitensi (strada a carattere nazionale), aperta l’11 novembre 1926, e che originariamente collegava Chicago alla spiaggia di Santa Monica, attraversando gli stati di Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, Nuovo Messico, Arizona e California, su una distanza complessiva di 3755 chilometri (2333 miglia).

Usata per gli spostamenti  verso ovest, supportò l’economia delle comunità attraverso le quali passava: le popolazioni prosperarono per la crescente popolarità della strada, ed alcune di queste combatterono tenacemente per tenerla in vita, quando,  nel 1985, fu ufficialmente rimossa dal sistema delle highway, e, insieme ad altre, fu rimpiazzata dallo Interstate Highway System.

Oltre che dai mitici viaggi coast to coast a bordo dei Greyhound, i bus a lunga percorrenza visti in tanti film americani, la Route 66 è stata resa famosa da un capolavoro assoluto della letteratura americana, The Grapes of Wrath (Furore), dello scrittore californiano John Steinbeck, premio Nobel per la letteratura nel 1962. Uscito  nel 1940, il romanzo  narra l’esodo verso ovest di migliaia di contadini dell’Oklahoma, a seguito della perdita dei campi e delle proprietà per la Grande Depressione e soprattutto per la carestia causata dal Dust Bowl (siccità e tempeste di sabbia): andavano verso la valle di San Joaquin in California, detta la Valle dell’Eden, in cerca di lavoro e di una vita migliore. Attraverso l’epico viaggio, le peripezie e i drammi della Famiglia Joad, il libro descrive i problemi di sopravvivenza, i pregiudizi e la povertà estrema che dovettero affrontare queste persone, in un modo che li avvicina agli odierni migranti, e quindi rende il libro di drammatica attualità. Steinbeck dedica un capitolo a descrivere il percorso verso ovest, che attraversa Oklahoma City e prosegue lungo la Route 66, alla quale si riferisce come la Mother Road (Strada madre, un soprannome che è usato  ancora oggi) rotta della speranza lungo la quale si incontravano gli stessi derelitti. Anche Bruce Springsteen ha dedicato una canzone a queste vicende, dal titolo The ghost of Tom Joad, il protagonista di Furore.

Ma il primato musicale spetta alla famosa canzone del compositore jazz e pianista Bobby Troup dal titolo (Get Your Kicks On) Route 66, scritta nel 1946 dopo aver percorso di persona la highway per andare in California. Egli mostrò la canzone a Nat King Cole che la fece diventare uno dei più grandi singoli della sua carriera. Il titolo gli fu suggerito dalla prima moglie di Troup, Cynthia, che lo accompagnò durante il viaggio. La canzone più tardi divenne un pezzo del repertorio di Chuck Berry e fu incisa da molti altri artisti, inclusi i Rolling Stones, i Depeche Mode, e recentemente da  John Mayer, che ne ha fatto una nuova versione per la colonna sonora del film di animazione Disney “Cars” che si svolge proprio in un paesino immaginario lungo la Route 66. Attualmente, con il nome di “Historic Route 66”, ne sono rimasti solo alcuni tratti percorribili, con vari cimeli storici, della cui conservazione si occupano apposite associazioni.

Patrizia Rossi

Ear training – intervalli di terza

Oggi l’esercizio che vi consiglio riguarda il riconoscimento degli intervalli di terza sia ascendenti che discendenti, vale a dire per esempio

Do-Mi (terza maggiore ascendente – 2 toni)
Re-Fa (terza minore ascendente – 1 tono e 1/2)
La-Fa (terza maggiore discendente – 2 toni)
Sib-Sol (terza minore discendente -1 tono e 1/2)

Anche questi intervalli sono semplici, ma a volte si possono confondere.

L’idea a cui si può ricorrere è quella del riconoscimento dell’intervallo in base alla sensazione di gioia/positività che un intervallo di 3a maggiore suscita, rispetto a quella di tristezza tipica dell’intervallo di 3a minore. Se immaginiamo le due note facenti parte di una scala (maggiore o minore), possiamo fare riferimento alla prima e alla terza nota della scala maggiore nel caso della 3a maggiore e analogamente alle prima e alla terza nota della scala minore per l’intervallo di 3a min.
In realtà l’intervallo di 3a min (prendendo come riferimento per esempio la scala di Do magg) si trova anche in La-Do, così come l’intervallo di 3a mag si trova anche nella scala minore di Do (Mib-Sol).
Cantare la scala e provare a riconoscere l’intervallo all’interno, è un ottimo esercizio di base.
Cerca se ci sono altri casi in cui l’intervallo è presente nella scala.

Se poi le due note vengono suonate contemporaneamente (bicordo), si avverte ancora di più il senso di “apertura”, luminosità e positività degli intervalli di 3a mag., così come quello di tristezza e “chiusura” degli intervalli di 3a min.

Pensare e immaginare i suoni è un esercizio formidabile!
Noi siamo in grado di cantare bene solo le note che riusciamo a pensare (senza necessariamente emetterle).

Buono studio

P.S. Mandatemi le vostre eventuali domande a contact@demovoxlab.com

Ear training – Intervals – 2nd

The first exercise I recommend concerns the recognition of both ascending and descending second intervals, namely for example:

Do-Re (major second – 1 tone – ascending)
Re-Do# (minor second -1/2 tone – discending).

They are simple but sometimes they can be confused.

You will notice that the difficulty can also vary from the area of the range in which the notes are proposed. Even the instrumental timbre can be a reason for greater ease or difficulty. But in this case the App always offers them with the same sound.

If you have any doubts in recognition, imagine the two notes as being part of a major scale.
The major second interval is how the scale begins.
The semitone interval (minor second) is the way the scale ends (B-C)

… Think and imagine the sounds. And remember that we can only sing well the notes we can think of (without necessarily emitting them).

Have a good practice !
if you have any question contact@demovoxlab.com

MyEarTraining

I have just discovered a new great App for Ear training: “MyEarTraining” (iOS and Android) is simply perfect if you want to dedicate some time to improve your ear. There are many different exercises on intervals, scales, chords, random melodies, chords progressions, and reading. But most of all, you can personalize your exercises and have many statistical results as a feedback. You can even set a minimum daily time for practice and the App check your training time.
So you can use it 2-3 minutes at a time during your spare time… untill you arrive for example at 10 or 15 min per day.
I’m thinking to make a tutorial on this App in the next weeks. In the meanwhile, have a look!
And please tell me what you think about.

Don’t like listening to your recorded voice?

The reason is scientific.

Listening to our voice while we speak or sing takes place both by air (external) and by bone (internal). On the other hand, when we listen to a recording, the sound reaches our ears only externally, distorting our perception. For this reason, generally the perception of our sound in real time is deeper and the timbre we perceive is darker and more pleasant.

It is like seeing ourselves in the mirror or in a photograph: generally we prefer the mirror.
Photography is merciless.